POST DEL 29 APRILE - LE RAGIONI DELL'INDIFFERENZA

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POST DEL 29 APRILE - LE RAGIONI DELL'INDIFFERENZA

Messaggio Da Admin il Ven Mag 07, 2010 3:47 pm

Vorremmo analizzare le ragioni per cui nonostante la stragrande maggioranza delle persone crede, e a ragion veduta, che il precariato sia una pratica vergognosa che impedisca ai lavoratori di crearsi un futuro dignitoso, che li umilia e li sottopone a svariati ricatti ed umiliazioni (straordinari non pagati, incarichi e orari di lavoro non inerenti con l’attività indicata nel contratto, ecc.), che li priva dei diritti fondamentali di ogni lavoratore (ferie non pagate, nessuna possibilità di cassa integrazione, maternità inesistente, maggiore possibilità di licenziamento durante le crisi, protezione sociale nulla per chi perde il posto di lavoro, ecc.) che in definitiva sarebbe molto meglio abolire; tale pratica non solo rimanga sempre in voga ma anzi nel corso degli anni venga aggravata da diverse leggi che impediscono la possibilità di rivalsa da parte dei lavoratori nei confronti dei datori di lavoro che non rispettano le normative in vigore (vedi nuovo DDL sul lavoro).

Forti della nostra presenza su Facebook e del continuo scambio di messaggi tra i membri del nostro gruppo e attivisti di quasi tutte le formazioni politiche abbiamo elaborato diverse ragioni per cui quasi tutti vogliono cambiare ma nessuno vuole farlo di persona e così facendo tutto resta immutato ed il precariato continua indefesso ad opprimerci come e più di ieri.

Di seguito le tipologie di persone con cui abbiamo avuto a che fare e relativi comportamenti di fronte al nostro progetto politico di creare un partito formato per lo più da lavoratori precari e che agisca principalmente per l’eliminazione del lavoro precario dalla legislazione italiana:

IL NEGAZIONISTA: cioè colui che pensa che oggi non sia possibile eliminare il precariato semplicemente perché secondo lui le condizioni economiche attuali non lo permettono. Spesso inoltre giustifica il lavoro precario con la possibilità di non dover rimanere a lavorare per sempre per la stessa azienda. Tra tutti è probabilmente il più onesto dato che non agisce contro il precariato proprio perché è convinto su serio che sia una buona cosa.

NOSTRE CONSIDERAZIONI: Quasi sempre però si tratta di giovani che non sono ancora entrati o lo sono da poco tempo nel mondo del lavoro pertanto non hanno ancora possibilità di conoscere i reali problemi connessi alla condizione di lavoratore precario. Essendo giovani non hanno una famiglia da mantenere e/o un mutuo o spese fisse e spesso abitano ancora dai genitori e lo stipendio serve solo per sostenere le loro necessità ludiche (vacanza, auto nuova, cellulare nuovo, ecc.). Non conoscono o conoscono molto poco i diritti fondamentali dei lavoratori (non sanno per esempio che se un lavoratore assunto a tempo indeterminato trova un’occupazione migliore o si stanca dell’azienda dove lavora può sempre chiedere le dimissioni) e hanno pochissime se non nulle nozioni di economia (ignorano ad esempio che il lavoro precario è dannoso all’economia perché causa l’annullamento dei consumi interni e perciò la stagnazione dell’economia territoriale). Quasi sempre ripetono ciò che i mezzi di comunicazione gli inculcano. Nel nostro caso appunto che il lavoro precario è necessario.

IL DISILLUSO: solitamente un lavoratore, a volte precario, spesso avanti con gli anni che non crede che il precariato possa essere eliminato perché non crede che la società possa essere cambiata. Per lui il lavoro precario esiste in quanto la società lo ha accettato anche se si rende conto che è stato imposto dai poteri forti che appunto controllano questa società, attraverso i media. Nessun cambiamento è possibile perché non è possibile cambiare gli individui che compongono la società. Non crede nell’azione dal basso, ma anzi avalla gli stessi mezzi che vorrebbe combattere perché solo con quelli è possibile forzare un cambiamento. Solente ripete: senza tv o giornali o una grande aggregazione di massa non si va da nessuna parte.

NOSTRE CONSIDERAZIONI: Il suo pessimismo e il suo immobilismo si giustificano reciprocamente. Pur non sopportando i soprusi è come se avesse trovato il metodo per non combatterli e per starsene tranquillamente a casa a guardare, e solitamente a pontificare, sulle cose che non vanno. Un cortocircuito che impedisce a se stesso e all’intera società di evolversi e di liberarsi dalle ingiustizie che la contraddistinguono (come appunto il precariato). Invoca le masse per il cambiamento ma non crede alla spinta sociale dei singoli individui che compongono le masse. Inoltre il suo immobilismo/lassismo non permette la costruzione di una benché minima concreta reazione critica al sistema; infatti le sue critiche ai problemi della società restano tutte limitate alla parola. La sua disillusione gridata a gran voce smorza la possibilità di reazione da parte di coloro che vorrebbero agire concretamente. E’ in definitiva il complice inconsapevole più grande dei poteri forti che critica aspramente.

L'ILLUSO: Sono tutti sostenitori di un altro partito tra quelli tradizionali. Quasi tutti sono contro il precariato ma nonostante gli anni di militanza nei partiti (in cui il problema da quando esiste non è mai stato risolto) dovrebbero fargli comprendere che le promesse dei leader di partito rimangono solo promesse, credono ancora che l’unico modo per eliminare il precariato sia quello di affidarsi ai partiti tradizionali. Alcuni di loro consci del fatto che i partiti sono foraggiati dalle lobby sostengono che bisogna entrare in questi partiti per imporre la battaglia per l’eliminazione del precariato alle segreterie. Altri invece pongono il problema a livello ideologico e di sistema sociale. Fino a quando, cioè, non verrà imposto un altro sistema sociale (moltissimi di loro si rifanno al sistema marxista o comunque comunista) il precariato continuerà ad esistere proprio perché è insito nell’attuale sistema capitalista.

NOSTRE CONSIDERAZIONI: la sua fede nei partiti tradizionali bypassa qualsiasi verifica dell’azione del partito che sostiene. Non comprende che il lavoro precario è stato voluto dai partiti sia di centrosinistra che di centrodestra e che quei partiti che oggi gridano contro il precariato quando fu approvata la prima legge che imponeva il lavoro a chiamata, un tempo sostenevano anche se esternamente il governo di allora (che ricordiamo essere stato il primo Governo Prodi con la L167/1997 che aveva l’appoggio esterno di Rifondazione Comunista dove all’epoca risiedevano insieme Ferrero e Vendola che oggi dicono di voler abolire il precariato. La destra invece con la L.30/2003 e successive modifiche del 2008 ha permesso un estremo uso del lavoro precario e ha incrementato la flessibilità del lavoro a chiamata). Non comprendono inoltre che spesso i partiti tirano in ballo la lotta contro il precariato (quasi sempre poco prima le elezioni) perché così facendo possono utilizzare i lavoratori precari come serbatoio di voti, illudendoli che vogliono veramente eliminare il precariato. Finite le elezioni la battaglia contro il precariato viene completamente dimenticata. Coloro invece che chiedono un’azione contro le segreterie non considerano il fatto che oggi i partiti non sono organi in cui risulta semplice arrivare ai posti di comando (o solo obbligarli a fare qualcosa con un’azione dal basso). Le segreterie sono blindate a pochi uomini di un’enclave molto ristretta (che solitamente va braccetto con i poteri forti e con le lobby finanziarie) e le stesse primarie lungi dall’essere veramente democratiche sono confezionate in modo che solo chi fa parte di questa enclave può ricevere l’appoggio “pubblicitario” che gli permetta poi di farsi eleggere segretario. In pratica una partita già decisa prima di iniziare. Queste persone continuando a votare i partiti non si rendono conto che continuano a dargli potere. La loro speranza è quella che prima o poi il partito che sostengono possa cambiare e fare veramente la volontà della gente. Il fatto è che i partiti tradizionali non possono cambiare semplicemente perché sono essi stessi sostenuti (e spesso creati) dalle lobby che la stessa base del partito vorrebbe combattere. Molti attivisti invece rincorrono il sogno di un sistema ideale (vedi il marxismo) in cui tutti i mali della società possano essere abbattuti. E rincorrendo la grande utopia non guardano ai piccoli problemi quotidiani della gente e a dare risposte adeguate per la loro soluzione. Immersi come sono nelle ideologie e nelle teorie per le grandi soluzioni sociali, dimenticano completamente le immediate vicissitudini del popolo.

IL CAZZEGGIATORE: sono persone che passano il tempo a cazzeggiare su internet, spesso su Facebook. Sono impegnate ma solo virtualmente. Anche loro parlano di rivoluzione, postano immagini accattivanti e tanto altro ma non c’è modo di fargli smuovere il culo dalla sedia di casa. Vogliono cambiare il sistema e sono d’accordo sull’eliminazione del lavoro precario ma preferiscono che sia qualcun altro a farlo per loro.

NOSTRE CONSIDERAZIONI: In definitiva sono degli approfittatori sociali che non fanno nessuno sforzo per migliorare la società se non quello di chattare all’infinito su internet credendo addirittura che quello che fanno possa essere paragonato ad un impegno serio. Sono la concretizzazione dei tempi che viviamo dove tutto è diventato virtuale, impegno compreso appunto. Non si rendono conto che per ottenere risultati in qualsiasi campo bisogna impegnarsi non solo virtualmente ma concretamente e questo semplicemente perché i poteri che agiscono contro il volere dei lavoratori o del popolo tutto, sono ben concreti e diffusi sul territorio e la loro azione politica, legislativa e corruttrice della società la si può verificare ogni giorno uscendo di casa e ad esempio andando a lavorare con meno diritti del giorno precedente o andando al supermercato e vedere i prezzi aumentati più della stima d’inflazione o nella privatizzazione dei servizi essenziali (come l’acqua o la sanità, ecc.) o nella distruzione del diritto allo studio o dello stato sociale in generale. Un’azione virtuale se può aiutare molto a diffondere le idee non modifica nulla di concreto nelle persone che da queste idee vengono raggiunte, perché non li sprona a combattere le lobby nell’unico modo in cui possono essere combattute seriamente e cioè legiferando contro di loro e a favore dei bisogni del popolo. Inoltre spesso queste azioni virtuali quelle poche volte che si trasformano in azioni concrete si limitano a creare manifestazioni di piazza o cortei. Da quando però esiste il lavoro precario sono state fatte enormi manifestazioni e cortei ma nessuna è mai riuscita nemmeno a scalfire le leggi che lo regolano. Ecco perché necessita mandare una rappresentanza di lavoratori precari in Parlamento ad eliminare una volta per tutte le leggi sul precariato. Tutto il resto non è mai servito a nulla se non a far sfogare il popolo che poi il giorno dopo si ritrova addosso il giogo di sempre.

IL PESSIMISTA: simile al disilluso ma più possibilista sul cambiamento della società e sull’eliminazione del lavoro precario. Non crede che sia possibile creare una nuova formazione politica e questo non perché sostenga i partiti tradizionali ma semplicemente perché crede che l’attuale legge elettorale, che blinda l’entrata in Parlamento a formazioni che raggiungano almeno il 4% di voti degli aventi diritto, non permetta a nuove formazioni politiche di raggiungere o superare quella quota. Un eventuale partito dei precari (o che abbia come riferimento i lavoratori precari) è per lui l’ennesimo partitino dall’1%-2% e in quanto tale non potrà mai contare nulla nel panorama politico italiano. Spesso giustifica il suo pessimismo con l’impossibilità di rimanere integri una vota entrati in politica. Il suo pensiero è: i politici sono tutti uguali, pensano solo alla poltrona e ai soldi e chiunque entri in politica diventa come loro, corrotto e ladro. Infatti spesso il pessimista esprime il suo dissenso non votando.

NOSTRE CONSIDERAZIONI: il suo modo di concepire la politica esprime ampliamente il suo personale pessimismo. Pensare che un partito che abbia come primo punto essenziale di programma l’eliminazione del lavoro precario, possa diventare l’ennesimo partitino dell’1%-2% significa non conoscere le cifre inerenti il precariato. Queste stimano i lavoratori precari a seconda della tipologia di lavoro dai 3.500.000 ai 6.000.000 mentre includendo i lavoratori non in regola si arriverebbe agli 8.000.000. Se consideriamo anche un terzo di queste cifre, avendo una gran parte dei lavoratori precari una famiglia e dei parenti che probabilmente sosterrebbero la sua stessa battaglia contro il precariato, considerando anche tutti i lavoratori non precari ma che sono d’accordo per l’eliminazione del precariato, possiamo comprendere come questo partito possa ampliamente superare la soglia del 4% ed andare in Parlamento. Ovviamente non diventerà maggioranza, ma non si vuole capire che lo scopo del nostro movimento è andare in Parlamento e ricattare un’eventuale formazione di governo che avesse bisogno del nostro appoggio, in modo che glielo si conceda solo se il primo atto di questo governo diventi l’abolizione delle leggi che permettono il lavoro precario. Inoltre pensare che chiunque vada in politica si trasformi in ladro ha come conseguenza l’impossibilità di cambiare la politica. Pensare che sia inutile votare lascia invariati gli equilibri politici con sempre gli stessi partiti al comando. In pratica così facendo si favoriscono i partiti tradizionali e si impedisce proprio alle nuove formazioni politiche, quasi sempre portatrici di cambiamento, di emergere. Se è vero che la politica e soprattutto i soldi che gli girano intorno, sono portatrici di corruzione, non si può pensare che tutti gli uomini siano corruttibili e/o abbiano come ideale di riferimento il denaro e il potere. Se si intravedono in questi uomini qualità come l’onestà e la trasparenza, li si può votare per verificare se, una volta eletti, portino nella politica queste qualità. Se tali uomini dovessero poi adeguarsi al malaffare di tutti gli altri partiti, nelle prossime votazioni si potrà scegliere di non votarli. E’ appunto la democrazia. Ma partire dal presupposto che tutto è marcio non permette alla società di uscire dal marcio.

Queste le tipologie di persone che fino ad oggi abbiamo incontrato nel web (e diverse anche di persona) e che non hanno permesso al nostro progetto di crescere e di diffondersi. Ma se il nostro progetto non si realizza sappiate che ci toccherà convivere con un precariato sempre più diffuso e sempre più deregolamentato. Un precariato che non ci permetterà di crescere una famiglia, di avere una casa, di sperare in un futuro dignitoso. Al di là di tutti i credi politici e di tutte le considerazioni, possiamo noi precari permettere che questo accada? Possiamo rassegnarci ad una vita di miseria ed umiliazioni?

Se tu che leggi questo messaggio pensi veramente che il lavoro precario sia assolutamente da eliminare, non rimanere indifferente. Unisciti a noi e lavora con noi per raggiungere questo scopo. Niente è impossibile se vogliamo realizzarlo veramente. Oggi siamo ancora in pochi, è vero. Ma con il tuo aiuto e quello di tutti gli altri possiamo crescere e diventare migliaia, centinaia di migliaia e milioni. Sono nate così le grandi aggregazioni sociali. Sono nati così i cambiamenti epocali. Basta crederci. Noi ci crediamo e tu?

Grazie per l’attenzione
Lo staff di
Aboliamo il Lavoro Precario

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