sono un marittimo

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Messaggio Da manuele il Lun Mar 22, 2010 12:21 am

Ciao a tutti, io sono un marittimo, una categoria particolare per molti, il nostro lavoro e' anzi dovrebbe essere tutelato da leggi "spediali" quali il "codice della navigazione". Secondo questo codice noi abbiamo un contratto stipulato presso le Capitanerie di Porto. Questi contratti iniziano con l'imbarco e finiscono all'atto dello sbarco, ma allora voi direte siamo sempre precari, la risposta e' no, perche visono altre regole un po' complicate , ma che col tempo si ci prende l'abitudine, un marittimo puo' imbarcare a viaggio, a tempo determinato o a tempo indeterminato.
Se imbarca a viaggio, vuol dire che al prossimo porto di discarica puo' essere sbarcato dall'armatore il quale deve pagare al marittimo tutte le spettanze piu' le spese di viaggio, anche il marittimo puo' per sua scelta sbarcare a sua richiesta sempre al prossimo porto oppure se l'armatore non l'ha ancora sbarcato, egli ha sempre diritto di essere spesato del viaggio di ritorno piu' epese di vitto. piu' la paga della giornata in cui avviene lo sbarco fino al rientro a casa. Ma se il marittimo sbarca per malattia tutte le spese di viaggio vengono pagate dall'ente di previdenza "ipsema" e il marittimo non ha diritto al risarcimento del preavviso, quindi quest'ultima opzione e' piu' favorevole all'armatore per cui tramite i comandanti o direttori di bordo faranno in modo che il marittimo scelga questa opzione. Io come credo tanti marittimi non conoscevo fino a qualche anno fa tutte queste regole perche' in un certo senso non si sentivvano problemi di occupazione, io credevo di fare dispetto a "loro" passando di societa' in societa' con un semplice colpo di telefono, invece la trappola era scattata, perche' secondo il sudetto codice ogni societa' deve mantenere dei registri in cui mettere un certo personale a "turno particolare" da cui poter attingere per imbarcare il personale, altrimenti deve attingere al "turno generale" che si trova nelle capitanerie di porto dove tutti i marittimi possono iscriversi (prima era obbligatorio) con un numero di serie e a cui l'armatore e' obbligato se non ha il proprio turno particolare. Gira la testa eh? Insomma per farla breve il nostro problema e' ed ha a che fare con qualcosa che urta in un certo senso (dipende dal punto di vista) con il discorso del razzismo.
Perche' il nostro problema e' che datosi che le societa' imbarcano questi exstraeu non i mbarcano no italiani, ma la cosa potrebbe presetarsi viceversa, e questo sarebbe il motivo di conflitto piu' grave, cioe' "loro" per non imbarcare noi prendono gli exstraeu. Guardate che non e' la stessa cosa, perche' altroconto e' dire che dato la non reperibilita' di italiani siamo costretti a prendere gli stranieri, difatti loro hanno utilizzato questa scusa per molti anni fino a fare emettere una legge nuova quale il "registro internazionale" per dare a loro appunto la possibilita' di imbarcare personale exstracomunitario, immaginate la felicita' che hanno raggiunto perche erano riusciti a prendere per il culo sindacati e capitanerie. Ma viene trascurata la clausola che prevede il ricorso all'uso di manodopera straniera soltanto in casi eccezionali e non oltre la percentuale di un terzo dell'equipaggio. Allo stato attuale io posso provare che la percentuale e' andata oltre il cinquanta per cento, ma questo non sarebbe niente a confronto del non rispetto dei turni particolari. Quindi dopoaver descritto per grossi sommi il mio tipo di contratto,posso passare al mio problema specifico come di tanti altri, l'ultima societa' in cui ho fatto gli ultimi imbarchi diciamo ha spezzato la catena che anch'io tacitamente accettavo (ingenuamente o in buona fede) cioe' quell di passare da societa' in societa', perche' hanno detto basta "tutti loro" per togliermi dal giro, come? Niente, hanno sfruttato il momento opportuno, proprio quello del mio sbarco per malattia, perche' in questo modo possono giustificare la richiesta di un altro exstraeu. Basta cosi' per adesso. Vorrei che qualcuno mi risponda innanzitutto in merito al problema del razzismo di cui io non mi sento tale perche' per me si tratta di una difesa legittima del lavoro in primis e poi anche perche'decondo me i lavoratori extraeu sono sfrutati sia per il lowcost e sia come ipotesi piu' grave per arrivare ad un progetto non scritto di toglierci proprio dal mercato del lavoro nostro per moltepici motivi quali il ricatto di sottostare con minori diritti. Ciao.

manuele

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Re: sono un marittimo

Messaggio Da Admin il Lun Mar 22, 2010 4:30 pm

Il problema della concorrenza sleale nel lavoro (non sapremo come altro chiamarla) è un problema che viviamo anche noi precari e in generale ogni altro lavoratore, ogni giorno.

La questione, che come tu stesso affermi, non è di semplice risoluzione. In realtà questo problema di "guerra tra i poveri" (cioè tra i lavoratori italiani e i lavoratori non italiani) è stato appositamente studiato per portare la guerra del lavoro non più tra datore di lavoro e dipendente ma tra dipendente e dipendente! Perchè è molto più semplice per i datori di lavoro scegliere il lavoratore che costa meno (solitamente un extracomunitario o uno straniero, che farà appunto la guerra agli altri lavoratori) piuttosto che doversi adattare alle regole e scegliere un lavoratore italiano che cercherà innanzi tutto il rispetto del contratto (benefit, orari di lavoro, straordinari ecc.).
Come se ne esce?
Banalmente con il rispetto delle regole. Prendiamo ad esempio il lavoro precario. Secondo la normativa le aziende non dovrebbero assumere lavoratori precari per più del 12% rispetto all'intera forza lavoro. Poi però esistono tutta una serie di escamotage per far arrivare questa percentuale a oltre il 40%. Come si suol dire fatta la legge, trovato l'inganno.
Vedi ad esempio quello che succede nell'agricoltura dove i contratti temporanei, durante la raccolta, vengono quasi sempre aggirati col lavoro nero e altre tipologie di sfruttamento. Ed infatti oggi chi fa questi lavori? Le fascie più deboli dei lavoratori, cioè gli extracomunitari (magari anche non in regola, peciò più ricattabili).
Sono fandonie infatti quando si sente dire che certi lavori duri gli italiani non li vogliono più fare. La verità è che non li vogliono più fare per un tozzo di pane. Vedi anche la questione badanti dove moltissime vengono pagate meno di 5 euro all'ora o ancora i lavoratori edili ecc. ecc.

Insomma per poter ovviare a tutto questo in primis devono esistere regole che non mettano i lavoratori uno contro l'altro perciò regole uguali per tutti (italiani, comunitari ed extracomunitari). Regole che come già detto in parte esistono ma che vengono quasi sempre aggirate perchè mancano i controlli.
In parole povere bisogna imporre il rispetto per queste regole (una paga identica per categoria, sia per gli italiani che per gli altri, contributi identici, trattamento identico insomma) a fronte di multe molto salate.

Ovviamente come tutte le cose, è facile dirlo ma molto più difficile farlo. Perchè proprio i datori di lavoro impongono questo stato di cose, visto l'enorme risparmio procurato ad utilizzare lavoratori ricattabili. Ma se questi datori di lavoro, ad esempio dovessero registrarsi (magari in un database informatico online) a fronte di apertura cantieri, o altro (come accade per i marittimi ad esempio), sarebbe molto più semplice controllare e molto più difficile aggirare le regole.

Nel caso specifico che tu proponi se ad esempio venissero adottate regole identiche sia nel caso di lavoratori stranieri che italiani ovviamente i datori di lavoro non troverebbero più conveniente mano d'opera straniera che avrebbe lo stesso costo di quella italiana.

Per farla breve ci vuole solo un po' di buona volontà e sopratutto ci vuole un'azione politica in merito che faccia leggi sul lavoro che non contrappongano lavoratori italiani a stranieri e che organizzi maggiori controlli per punire severamente chi tenta di aggirare queste regole.

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Messaggio Da manuele il Lun Mar 22, 2010 5:00 pm

Perfetto, il tuo discorso non fa una piega e sono felicissimo che la pensi come me per il fatto che bisogna dare a tutti i lavoratori uguali diritti in modo che i datori non abbiano da avvantagiarsi nello sfruttamento sia in termini di costo sia in termini di produttivita. per quanto riguarda la guerra fra poveri, considero un errore madornale sia a livelo umanitario sia anche come tornaconto, nel senso che sicuramente ci facciamo male fra di noi e faciiamo godere il terzo. I fatti come queli di Rosarno sono totalmente da condannare, ma sinceramente e modestamente io l'avevo previsto e credo se la crisi dovesse acuirsi che assisteremo ad altri ancora piu' gravi e piu' eclatanti , non soltanto perche' la popolazione vedra' in loro la causa della crisi, ma quello che e' piu grave ho paur a che queste fenomeni nsaranno aizzati e cavalcati da partiti politici di destra, se avete sentiti il discorso di Alemanno sabato 20, avete avuto la prova di quello che io e sicuramente anche voi temiamo che succedera'. L'unico modo di non fare succedere queste cose e' quello di dialogare il piu' possibile con i rappresentanti di questi lavoratori per far loro capire che siamo e ci sentiamo tutti nella stessa barca, ma bisogna che loro accettino pure di cooperare, assumendo un attegggiamento di non servilismo e di pretesa di uguali diritti nostri, altrimenti le cose peggioreranno, con questa iniziativa di dialogo bisogna darsi subito da fare, prma ci parliamo, meglio sara'. Ciao

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